
Comunicazione come creatività
Estraniarsi dagli altri è estraniarsi da sé: l’uomo è tale solo se relaziona col simile.
Ma l’estraniamento è fatto ricorrente nella nostra società, quella cosiddetta occidentale, quella “evoluta” fondata sul liberal-capitalismo: il feticcio del privato, il consumismo, la non partecipazione, il settarismo, l’indifferenza politica, la strage della natura; le estorsioni ai più poveri fino alla violenza diffusa e alla tossicodipendenza (violenza contro se stessi) sono tutti fenomeni di estraniamento da sé: si distinguono fra loro, oltre che per natura e conseguenze, per l’evidenza, la riconoscibilità, la diffusione, l’intensità, il contagio.
Comunicare è interagire, entrare in un rapporto di reciprocità che produce mutamento e crescita in ciascuno dei soggetti in quanto si correlano “gratuitamente”: pertanto l’estraniamento può essere superato soltanto attraverso la comunicazione.
C’è una comunicazione concreta, definita – nel luogo, nel tempo e nel destinatario (parrtner) – e c’è una comunicazione ideale in cui il partner non è visibile, non è qui, ma è “possibile”. In ogni caso comunicazione è rientro in sé, specchio del simile, recupero di interiorità e di interiorizzazione delle esperienze, meditazione e contemplazione, apertura e solidarietà, empatia con tutti gli esseri viventi. Comunicazione è solidarietà, è tentare di mettersi dalla parte dell’altro e insieme è volere che l’altro resti altro, cioè diverso. Comunicazione è frutto di ricerca, insoddisfazione, indignazione. L’autarchia fisica, psichica e intellettuale è chiusura e perciò impedisce la comunicazione. Nel rapporto interpersonale, il momento della comunicazione è come la grazia, non mercede ma dono.
Come tutti i valori, la comunicazione è un fine e come tale è sempre raggiunto e mai raggiunto: per questo genera tensione.
Chi non ha desiderio o forza di comunicare obbedisce a un impulso di morte: tutti, in qualunque momento e situazione, possiamo esserne presi o ri-presi.
Per desiderare di vivere bisogna aver provato il piacere della vita. Per comunicare bisogna avere il desiderio di farlo per aver provato piacere a farlo: non si comunica per dovere, e chi lo fa non è più meritevole di chi non lo fa.
Come fine sempre raggiunto e mai raggiunto, che determina tensione, stimola il desiderio di realizzarlo, perciò anche desiderio di cambiare la realtà così com’è.
A comunicare si impara: l’esperienza positiva ripetuta a poco a poco può diventare costume di vita. Apprestare le condizioni di questa esperienza è compito precipuo di genitori e insegnanti nei confronti dei giovani; ma è compito che diventa efficace solo se si ha piacere di farlo, perché comunicare è gioia, è creatività.
Speriamo inoltre di condividere presto la notizia che la scuola primaria di Rimaggio porterà il nome di Marcello Trentanove. L’Istituto comprensivo “Teresa Mattei” e il Comune di Bagno a Ripoli hanno annunciato di voler fare richiesta formale alla Prefettura.