
Sentiamo la necessità di condividere con la comunità di Bagno a Ripoli quanto è accaduto nella Commissione per la Pace e i diritti del Comune alla fine dello scorso mese di febbraio, dal momento che l’episodio denuncia il progressivo impoverimento della vita democratica che da tempo è in atto nel nostro comune.
La Commissione per la Pace e i Diritti, in una seduta del mese di febbraio, aveva approvato all’unanimità l’organizzazione di un incontro pubblico sull’articolo 11 della Costituzione al quale avrebbero dovuto partecipare Paola Caridi, nota scrittrice e giornalista, insieme a Beniamino Deidda, magistrato e attuale consigliere comunale di Bagno a Ripoli.
Nella seduta successiva della Commissione Pace, la presidente ha comunicato di aver ricevuto una telefonata dal Sindaco di Bagno a Ripoli, nella quale si diceva contrario alla partecipazione del dottor Deidda al dibattito, in quanto incompatibile con la carica da lui ricoperta. Dopo tale comunicazione l’iniziativa è stata messa nuovamente ai voti e, in seguito al voto contrario della maggioranza dei membri, è stata revocata.
È chiaro a tutti che la partecipazione dei consiglieri comunali a confronti e dibattiti pubblici non è solo legittima (in virtù dell’art. 21 della Costituzione che garantisce a tutti il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), ma in nessun modo può confliggere con il mandato ricevuto dai cittadini.
È dunque sconcertante la decisione della Commissione Pace che ha accettato l’ingerenza autoritaria del Sindaco con una preoccupante passività, in contrasto con l’autonomia e la libertà d’azione di un organo di derivazione consiliare. Si aggiunga che un organismo nato per promuovere la cultura della pace, piegandosi alle indebite pressioni del Sindaco, tradisce la propria missione e alimenta la conflittualità tra i
cittadini.
L’improvvida iniziativa del Sindaco solleva perciò, due ordini di questioni:
- quella del rispetto di un principio fondamentale della nostra Costituzione, nel
momento in cui impedisce la partecipazione a un dibattito pubblico, comprimendo di
fatto un diritto fondamentale e rischiando di esercitare una sorta di censura
preventiva. - quella della violazione delle elementari regole della democrazia interferendo
autoritariamente nelle decisioni di un altro organo che ha il diritto di decidere in
autonomia sulla propria attività.
È nostra convinzione che le Istituzioni dovrebbero essere presidi di libertà e non
strumenti di censura. Un’amministrazione democratica non soffoca nessuna voce
libera, ma al contrario crea occasioni di libero confronto.
La democrazia vorrebbe, infine, che il Sindaco non esercitasse pressioni destinate a
comprimere l’autonomia di altri organi e si limitasse ad esercitare solo quei poteri che
la legge gli conferisce.
Centro Studi di Educazione alla Socialità Marcello Trentanove