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PostedinArticoli Home Posted on 3 Luglio 2024

Un appello che condividiamo

Cari sindaci abbiate cura della scuola

di Ludovico Arte

Nei giorni scorsi, in diverse città toscane, sono stati eletti i nuovi sindaci. Alcuni hanno già nominato la giunta, altri lo faranno presto. Mi rivolgo a loro per alcune richieste che riguardano la scuola e i giovani. La prima è la competenza. Troppe volte in passato le scelte sono state ispirate da spartizioni per quote all’interno della coalizione vincente. Con questo approccio, si rischia di perdere di vista la preparazione. Così, capita di vedere persone passare da un assessorato all’altro con grande disinvoltura o assumere deleghe, ad esempio sull’istruzione, senza mai essere entrati in una scuola. Sarebbe un segnale importante che questo non accadesse più. Chi si occupa di un settore non deve necessariamente provenire daquel mondo, ma almeno conoscerlo e magari avere un progetto, una visione. La seconda è l’ascolto. Per la scuola, vorremmo assessori che si impegnassero a incontrare periodicamente presidi, insegnanti, studenti, genitori. Non per indottrinare, ma per ascoltare chi sta in trincea e costruire insieme a loro le azioni da mettere in campo. Non si prendano decisioni su comeinvestire le risorse pubbliche senza tenere conto delle priorità, dei bisogni e delle idee delle comunità scolastiche. La terza è la cura degli ambienti. Troppe scuole, anche in Toscana, sono in cattive condizioni. Gli edifici, le aule, i bagni. Le scuole sono le seconde case dei nostri figli. Prendersene cura significa prendersi cura di loro. È un atto di civiltà. Evitiamo grandi operefaraoniche e puntiamo sulla manutenzione. La cura si vede dalla prontezza e dall’efficacia dei piccoli interventi quotidiani. Scuole belle e funzionali educano tutti noi al rispetto, per i luoghi e per noi stessi. La quarta è il protagonismo dei giovani. Che non si ottiene con iniziative simboliche ed estemporanee come “il sindaco per un giorno”. Attiviamo invece le sensibilità e le intelligenze deiragazzi dando loro incarichi di responsabilità. Facciamoli essere parte attiva delle nostre città. Diventino, nei mille modi possibili, ambasciatori dell’arte e della cultura, ricevano risorse da gestire in modo autonomo, si aumentino gli spazi gratuiti per le loro passioni, si sostengano i loro progetti di impresa, ci si preoccupi di più della loro mobilità. Chi ha i capelli bianchi dia una mano, ma provi a stare un passo indietro. Se chi ha l’onere e l’onore delle decisioni, sindaci e partiti, si muovesse in questa direzione, si darebbe finalmente il senso di una stagione nuova.

L’autore è sociologo e preside dell’Istituto Marco Polo di Firenze

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